Il tempo del castigo

Il voto umbro rivela a chi non lo abbia ancora capito quanto ci sia da espiare; e, come talvolta accade, il peso non ricade solo sui responsabili.

Il confuso e improvvisato tentativo di rianimare la larva del Centrosinistra con il sangue, per altro ormai piuttosto anemico, dei Cinquestelle, ha avuto un proposito dichiarato e una funzione reale (e preminente). Lo scopo dichiarato è stato quello di evitare il temuto trionfo di una  coalizione guidata dal Salvini, e caratterizzata dall’apporto di personale politico dichiaratamente fascista, nell’eventualità di un immediato ricorso alle urne dopo la crisi dello strano governo Conte I. E a ciò si aggiungeva la dichiarata intenzione di evitare che un tale genere di maggioranza potesse eleggere il nuovo capo dello Stato nel 2021, presupponendo che chiunque potesse mai veramente fare peggio di Napolitano. La funzione reale era quella di rassicurare l’oligarchia transnazionale che detiene effettivamente il potere circa la fedeltà dell’Italia ai ben noti vincoli finanziari ossessivamente pubblicizzati e venduti come “europei”, e la conseguente esclusione di innovazioni eterodosse in tale materia (esemplificate, per dire solo una cosa,  dall’idea dei “minibot”, i cui teorici, scherniti e disprezzati dal mondo politico benpensante, hanno finito per accettare l’ascolto ricevuto entro la corte del Salvini).

La valanga salviniana, annunciata dal boato di Piazza San Giovanni il 19 ottobre e rovinata una settimana dopo nelle urne delle elezioni regionali umbre, ha rivelato (se mai fosse necessario) la vanità del proposito dichiarato, o meglio il suo effetto controproducente. La funzione reale, per adesso, continua ad essere svolta, non si sa per quanto tempo ancora, e in ogni caso con il prevedibile effetto di rendere ancora più grandi e rovinose le prossime simili valanghe.

Soltanto se si considera l’importanza primaria ed essenziale della funzione reale del governo Conte II si può comprendere il modo dissennato in cui la formazione e l’attività di questo governo hanno, comunque, corrisposto al proposito dichiarato. In un solo modo tale governo avrebbe potuto pretendere a un minimo di credibilità come strumento di garanzia democratica, cioè dando a sé stesso come unico e risolutivo scopo quello di riformare la legge elettorale nazionale in senso rigorosamente proporzionale, prima di ritornare immediatamente a un voto la cui tendenza favorevole al Salvini non sarebbe stata (in tale caso) ulteriormente ingigantita, come avviene già dal 2018,  dalle esistenti regole, volute ad ogni costo e dissennatamente proprio dal PD alla vigilia di quelle elezioni politiche. Invece, si è farneticato di un governo di legislatura che rinnovasse le ben note imprese del Centrosinistra, e in nome di ciò si è concesso alle bizze qualunquiste pentastellate la violenta cura dimagrante imposta al Parlamento repubblicano in un ennesimo tentativo di stravolgere, più che la lettera o aspetti specifici, il senso e lo spirito della Costituzione.

Nelle elezioni umbre, gli ossessivi ritornelli della tele-politica, o politica-spettacolo, hanno funzionato, insieme con i barbari sistemi elettorali imposti nelle Regioni da politologi d’assalto in nome del Centrosinistra, così da penalizzare in modo durissimo ogni terza scelta  rispetto alla valanga salviniana e ai tremebondi tentativi di contenerla da parte dello strano miscuglio tra larve di Centrosinistra e sangue anemico pentastellato. Comunque, i due partiti che formano la base politica dell’attuale governo non sembrano ancora avere toccato il minimo della loro consistenza elettorale come rappresentanti, rispettivamente, dell’opinione liberale e di quella moderato-qualunquista. Una rilevante quota di ben intenzionato “voto utile” (contro il Salvini) sembra avere contenuto il loro pur enorme (e comprensibile) tracollo. Per adesso, e per un futuro di cui è difficile ipotizzare la durata, gli interessi popolari che né l’uno né l’altro (né le rispettive appendici e varianti) sanno né possono rappresentare, vanno ad ingrossare l’ondata salviniana: questa è la realtà. Non si può prevedere quanto lunga e quanto faticosa o dolorosa sarà la strada prima che un’offerta e un servizio di rappresentanza, e soprattutto attività di auto-rappresentanza, di interessi popolari, arrivi a conquistare le coscienze rinnovando da un lato gli ideali di solidarietà e di umanità che fecero la gloria del movimento operaio tra Ottocento e Novecento, e dall’altro rivelandosi inequivocabilmente estranei a tutto quanto la parola “sinistra” è arrivata a significare nell’esperienza degli italiani che abbiano meno di quaranta anni di età (e per gran parte degli altri).

Raffaele D’Agata

 



Categorie:Uncategorized

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