Le conseguenze economiche del Dottor Draghi

Può anche darsi che l’ex-presidente  della BCE, se formerà un governo a Roma,  intenda rinnovare in qualche modo le imprese del suo famoso bazooka, ma non è una buona notizia per il terribile decennio che ci aspetta.

di Raffaele D’Agata

Già quasi un anno fa, quando la pestilenza globale aveva rivelato chiaramente il suo enorme e terribile effetto, il Dottor Draghi aveva manifestato la sua influenza (intervenendo sul Financial Times e sul Corriere della Sera) come promotore di un certo grado di distanziamento da alcuni almeno (e frattanto) dei dogmi economici su cui l’Unione Europea si fonda insieme con  gran parte della presente struttura di potere e di regole del sistema-mondo. In tale contesto,  è stato anche tra i pochi che abbiano messo in evidenza l’analogia che indubbiamente esiste tra questa formidabile scossa del sistema globale e quella che un secolo fa fu costituita dalla prima guerra mondiale.

Tuttavia, se il Dottor Draghi non ha  cambiato le sue idee (non nuove neanche allora) in questi ultimi dieci mesi,  non c’è ragione di aspettarsi da lui novità sconvolgenti nel suo nuovo ruolo in Italia (se arriverà effettivamente a ricoprirlo). In effetti, cioè, la sua critica dei dogmi in questione non ne tocca che strati piuttosto esterni. Poiché I “vettori” degli interventi pubblici, nella sua visione, non possono essere che le private istituzioni bancarie (come già fu ampiamente mostrato dal funzionamento e dagli effetti reali del quantitative easing allorché Draghi  lo lanciò alcuni anni fa essendo alla guida della BCE), è chiaro che non c’è da attendersi creazione effettiva di liquidità se non per opera di queste e secondo modalità ed effetti che queste prevalentemente determineranno. Il potere politico potrà ancora certamente contrattare con loro impegni di comportamento; ma l’esperienza fatta con i colossi di Big Pharma insegna come sia facile e probabile dare molto per avere ben poco nel rapporto del pubblico con il privato. Certamente, comunque, niente di efficace e coerente avrà luogo per effetto diretto e mirato di una politica economica pubblica, che del resto non esiste nel quadro dell’Unione europea essendo stata sottratta ai suoi Stati membri senza peraltro essere stata trasferita ad essa (dal momento che lo statuto e le funzioni della banca d’emissione comune che vi opera hanno natura e regole essenzialmente privatistiche, e non potrebbero cambiarle senza prima smontare tutto l’orribile edificio di Maastricht e semmai rifarlo di sana pianta come già accadde una volta al palazzo che lo rappresenta materialmente nella capitale belga, e come veleni anche peggiori dell’amianto rendono molto consigliabile che accada oggi  a regole e trattati).

Anche ammettendo, quindi, che il Dottor Draghi abbia estratto il suo celebre bazooka dall’armadio e lo stia lucidando per farne qualche nuovo uso,  per quanto possibile e consentito al suo eventuale governo entro il quadro delle regole dell’UE, saranno comunque sempre istituzioni bancarie private che si troveranno a disporre di liquidità aggiuntiva da gestire, cui corrisponderà niente altro che ulteriore indebitamento pubblico. Nei confronti di quali soggetti? Ancora, ovviamente, di soggetti privati (cioè dei  veri sovrani del nostro tempo in qualche modo neo-feudale forse più che neo-liberale): ossia, in ultima istanza, nei confronti dei cosiddetti mercati finanziari globali. Ad interloquire con le autorità preposte (teoricamente) a soddisfare bisogni pubblici non saranno inesistenti  strutture finanziarie che abbiano preminenti funzioni pubbliche, come un tempo era per esempio il caso della Banca d’Italia, e ancora prima (a livello globale) era il caso dello stesso Fondo monetario internazionale e della stessa Banca Mondiale così come  queste due istituzioni (oggi del tutto irriconoscibili) erano state concepite nel 1944, e avevano in parte funzionato per qualche tempo.

Una fondamentale variabile indipendente di ogni serio piano di ricomposizione del sistema sociale sconvolto dalla grande pestilenza è perciò da stabilire in un valore della massa globale dell’indebitamento pubblico che non soltanto non aumenti ancora (come tutte le ricette pseudo-emergenziali e solo diversamente ortodosse inevitabilmente comportano a medio termine), ma scenda in modo fortemente sensibile (come in effetti accadde nel secolo scorso chiudendo il terribile trentennio delle guerre mondiali e permettendo il mai eguagliato per quanto contraddittorio sviluppo del benessere e della democrazia nel trentennio successivo). Ciò fu allora reso possibile da una gigantesca trasformazione dei rapporti di potere a livello globale, anche in termini di rapporti di potere tra le classi, oggi nuovamente rovesciati. La misura dei formidabili compiti che ci attendono sta, appunto, qui.



Categorie:Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: