Chi si rivede: il G7

Nato dichiaratamente a suo tempo per tagliare fuori ogni idea di riforma democratica  nell’economia mondiale, il comitato d’affari delle multinazionali torna in azione anche come retrovia e sostegno logistico del conflitto globale.

Il gruppo detto G7 che riunisce sette grandi e medie potenze che rifiutano di aderire al bando delle armi nucleari decretato dall’Assemblea generale dell’ONU (giacché questo carattere distintivo, insieme con altri, è più vicino ai fatti rispetto alla dizione “maggiori paesi industrializzati”) si è riunito il 19 febbraio 2021 per l’ennesima volta dopo il lontano 15 novembre 1975 quando la sua storia cominciò nel castello di Rambouillet. Questa quasi-istituzione nacque allora, e continua a operare ancora oggi, con l’intenzione di costituire un governo mondiale di fatto, indipendente dal quadro delle Nazioni Unite. Essendo costitutivamente la proiezione sul terreno diplomatico di una potentissima lobby integrata di interessi particolari e privati con crescenti connessioni entro i governi (cioè la Commissione Trilaterale), il G7 nacque come dichiarata alternativa tanto rispetto a una possibile riforma multilaterale e pubblicamente discussa del sistema economico e finanziario globale, allora scosso da una crisi radicale, quanto rispetto a un possibile sviluppo della distensione tra i grandi blocchi politico-militari del tempo in funzione di tali complesse esigenze e perciò anche e favore della composizione dei maggiori conflitti in corso.

Quarantasette anni fa, la sola voce che difese in qualche modo le alternative negate fu quella del capo del governo italiano di allora, cioè Aldo Moro, cui il generale silenzio degli altri diede ulteriore segno della sua crescente e drammatica solitudine (e del resto, parlando di possibile coinvolgimento dei paesi con economia statalizzata, Moro echeggiava prospettive che erano recentemente balenate nelle ultime fasi dell’intenso dialogo tedesco-sovietico interrotto dalla caduta di Brandt a Bonn e delle difficoltà politiche di Breznev a Mosca). Quarantasette anni dopo, il capo dell’attuale governo italiano si trova invece circondato da entusiastica sintonia, espressa da un coro di lodi.

L’enfasi sulla fedeltà al consenso euro-atlantico, anche ed essenzialmente nel suo aspetto pregiudizialmente antagonistico verso Cina e Russia, è stata in effetti una delle note caratterizzanti dell’avvento di Draghi alla testa del governo di Roma, non meno che del quasi contemporaneo insediamento di Biden come presidente degli Stati Uniti: e, in entrambi i casi, nel quadro di operazioni di riaggregazione e riassestamento di un blocco neoliberale di carattere transnazionale, caratterizzato da attiva assertività ideologica. Così, infatti, la stessa decisione di fare dono a paesi poveri di una certa quantità eccedente di vaccini anti-Covid già profumatamente pagati alle grandi multinazionali farmaceutiche, presa dai Sette e presentata dai media come il principale contenuto del loro ultimo incontro, è stata in realtà (non senza ammissione) una reazione nei confronti di comportamenti cinesi e russi giudicati semplicemente come dumping economico e ricerca di influenza politica. Per quanto mai tale giudizio possa riflettere una parte dei fatti, è significativo (da un altro lato) il silenzio come unica possibile reazione (a parte, comunque, l’ostinazione nell’embargo da parte degli Stati Uniti) verso la prossima distribuzione totalmente gratuita e universale dei vaccini prodotti da Cuba come frutto di ricerca pubblica e  senza fini di lucro.

La consegna di passare attraverso La Grande Pestilenza in modo tale da uscire con un equilibrio globale di poteri e di regole non scosso e possibilmente rafforzato proprio da misure prese nel quadro dell’emergenza (come per esempio quelle che stanno tra le righe della recente riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità) comporta cioè un crescente sviluppo di tensioni e di conflittualità nel quadro complessivo delle relazioni internazionali. La riaffermazione della validità permanente  del Patto di Stabilità in seno all’Unione Europea malgrado la sua temporanea sospensione, e le crescenti pressioni per il suo pieno ed effettivo ripristino in tempi non lunghi, si combinano coerentemente con le pressioni miranti a tagliare fuori la possibilità di sfuggire alle sue costrizioni nel quadro di più ampie ed estese forme di cooperazione economica in rapporto con altre aree.

Mancano certamente ancora, al fine di mantenere comunque credibile e anzi rafforzare tali alternative, iniziative di ampio respiro per una riforma incisiva e adeguata delle regole globali del mercato, a cominciare dal livello monetario e finanziario. Dall’attuale Russia dei magnati più o meno addomesticati da Putin (sempre migliore dell’anarchia dei magnati, immediatamente successiva al crollo dell’URSS, ma non tale da ispirare molto), e dall’attuale Cina sempre in bilico tra gli spiriti animali suscitati e aggiogati e la forza effettiva delle briglie che siano capaci di tenerli, non vengono né possono venire soluzioni già pronte, che non bisogna stancarsi di pensare, di dire, e cercare di costruire. Ma intanto, certamente, nel conflitto dichiarato contro di loro, “non un uomo né un soldo”: diserzione.

Raffaele D’Agata



Categorie:Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: