Folla e regime

Come e perché la piazza non-antifascista e anti-antifascista di questo cupo autunno può risolversi in elemento del cambio di regime in corso e del suo consolidamento

Un movimento ultraconservatore di massa sta occupando largamente lo spazio pubblico e appare in grado di svolgere un ruolo significativo nel concorrere a determinare la conclusione di questa fase accelerata del processo di metamorfosi involutiva che caratterizza il presente periodo della nostra storia nazionale. Come qualcosa che accadeva un secolo fa, la sua natura ultraconservatrice non è evidente finora in modo chiaramente riconoscibile; né quindi lo è la sua vocazione a fungere da fattore propulsivo di un cambio di regime destinato a soddisfare innanzitutto esigenze di continuità sistemica. Anche allora, abbondante fraseologia rivoluzionaria ed entusiastici apporti provenienti da esperienze di ultra-sinistra caratterizzavano fenomeni destinati a svolgere tale ruolo.

La violenta aggressività verso sedi e simboli di quanto più o meno resta oggi di movimento operaio organizzato a livello sindacale è la più immediatamente inquietante delle analogie con la vicenda un secolo fa. Certo, il contesto è molto diverso. Non soltanto, oggi, il maggiore e storico sindacato dei lavoratori è ancora meno riconoscibile, rispetto ad allora, come qualcosa di estraneo e contrastante rispetto al potere stabilito, ma per di più l’attuale “Sinistra” parlamentare somiglia molto più a quella di Depretis e di Crispi (ossia ad una delle varianti di un’unica sostanziale Destra) che al certamente verboso, indeciso, e inconcludente, PSI del 1919: il quale tuttavia non cessava di rappresentare un punto di riferimento per l’opposizione popolare al capitalismo. Dunque, la piazza anarco-individualista di oggi, nel contesto dell’acuta crisi sociale in atto e ancor più in avvicinamento per effetto combinato della lunga depressione dell’ultimo decennio e della sferza della pandemia, appare come il moto di opposizione preferito dal potere (provvisoriamente) nel quadro di ciò che sembra tendere ad assumere in questo caso la forma di una controrivoluzione preventiva. Quando l’occasione contingente sarà diventata meno attuale, un passaggio da no-vax a no-tax si rivelerà già inscritto nell’ideologia che muove la piazza non antifascista e anti-antifascista di questo cupo autunno, e le farneticazioni semi-presidenzialiste o addirittura presidenzialiste che stanno già prendendo di mira quanto resta della Costituzione si predispogono a trovare in ciò alimento di consenso.

Quanto è tardi per opporre efficaci barriere a questi temibili sviluppi che sembrano annunciarsi? Piuttosto che domandarselo, non resta che fare come se comunque non fosse tardi. E per questo bisogna fare in modo che la voce della protesta sociale reale e fondata diventi la più forte, infrangendo le convenzioni della narrazione di regime, e anche molte bizzarre regole dettate dal palazzo, e ignorate ormai da metà dei cittadini, specialmente in materia elettorale. La strada non è illuminata. Ciò che apparirà dopo ogni curva non è prevedibile. Ma bisogna andare.

Raffaele D’Agata



Categorie:Uncategorized

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