Violare il galateo

Se veramente deve unirsi, l’opposizione democratica e antisistemica deve fare ancora qualcosa per rendersi riconoscibile e credibile come tale, cioè appunto come esterna al sistema.

Raffaele D’Agata

L’anno centenario della “Marcia su Roma” sarà anche un anno di rumorosa quanto vuota campagna elettorale, giocata tra le consorterie parlamentari che fanno da sfondo al governo Draghi e l’opportunistica e demagogica differenziazione di un neofascismo sempre più assertivo e potenzialmente (diciamolo anche) perfino vittorioso. In più, il nostro paese sta vivendo la combinazione tra la vertiginosa intensificazione di una crisi di regime e una crisi bellica europea, sull’orlo di scatenarsi, senza precedenti dal 1945.

Contemporaneamente, qualcosa sta indicando che, tra le forme di coscienza e i movimenti politici e sociali democratici e antisistemici (troppo spesso ancora indicati mediante lo screditato termine “sinistra”), l’attuale stato di frammentata e talvolta perfino litigiosa dispersione tenda ad essere affrontato con maggiore determinazione. Naturalmente, questo è il minimo che si dovesse aspettarsi nella situazione drammatica che si prospetta. Tuttavia il rischio di non superare il livello della buona volontà, ossia di enunciazioni e perorazioni fin troppo facili da condividere ormai da tempo (ma operativamente non abbastanza precise) resta ancora significativo. E perciò lo resta anche quello di lasciare spazio a quanti sappiano rivolgersi con cinica e falsa semplicità all’inquietudine popolare.

È quindi il galateo forse non soltanto linguistico proposto e imposto dal regime che dovrebbe essere finalmente violato energicamente e senza equivoci. L’opposizione democratica e antisistemica deve fare ancora qualcosa per rendersi riconoscibile e credibile come tale, cioè appunto come esterna al sistema. Non può lasciare che la propria cultura storicamente ed essenzialmente internazionalista (umana prima che nazionale o altro, cioè) risulti confondibile e di fatto confusa con il peculiare e contraddittorio “internazionalismo” delle classi dominanti, ossia (come già oltre un secolo fa) con quello dell’“alta finanza”. Poiché le parole contano, si dovrebbe cioè cessare totalmente di ammettere che il termine “europeismo”, in particolare, finisca per alludere a qualcosa di comune tra l’opposizione antisistemica e il regime. Quindi, la bandiera della sovranità democratica e popolare, strettamente unita con quella dell’amicizia e del lavoro comune tra i popoli, deve essere strappata dalle mani corrotte che attualmente la sporcano.

L’importanza di questo tema nel causare dispersione e anche occasionali contrapposizioni entro il campo dell’opposizione democratica e antisistemica non dovrebbe essere aggirata, ma affrontata onde superare il problema. A questo fine, non appare altra strada oltre quella di riconoscere concordemente l’illegittimità radicale di ogni intreccio tra le regole definite “europee” e quanto resta della nostra Costituzione democratica, da una parte; e contemporaneamente, dall’altra, ammettere non meno concordemente che si decida circa questo o quel rischio di sbagliare nell’agire di volta in volta in base a ciò. Non è lontano il momento in cui i nodi dei conti ambigui del Recovery Plan e del connesso PNRR verranno al pettine, con tutte le gravissime conseguenze di ordine sociale che già si annunciano; e qualcosa si dovrà decidere di dire e di fare.

Riconquistare la legittimità democratica e costituzionale, sostanzialmente alterata o peggio dal regime di Maastricht,  non è certamente opera di un giorno. Si pone al termine di un aspro cammino di lotte e di faticose acquisizioni, lungo il quale bisognerà certo disporsi a utilizzare ogni opportunità ricavabile entro il regime (dal poco significante parlamento di Strasburgo a quanto rimane del nostro Parlamento): purché in tutto ciò si muova da una condivisa posizione di dichiarata slealtà sistemica, tale da prevenire e dissipare ogni equivoco davanti alla coscienza popolare ed ogni cedimento che possa essere indotto da più o meno lucidi riflessi di snervata e lassalliana “Kaisertreue”.



Categorie:Uncategorized

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