Pace senza sconfitti

Si può forse veramente trattare con criminali di guerra, una volta usato il termine?

Raffaele D’Agata

Lontana, purtroppo, appare oggi una pace negoziata non tanto tra Ucraina e Russia, quanto ormai tra NATO e Russia (che ne è il presupposto). Sulla sua strada c’è l’ostacolo di una roboante e paralizzante retorica di guerra, e di guerra concettualmente totale che soltanto ciò che resta dell’indicibile orrore nucleare (sempre più pericolosamente eroso, però, da quella medesima retorica) trattiene dal precipizio verso estreme conseguenze. E infatti, si può forse veramente trattare con criminali di guerra, una volta usato il termine? Certamente no. Era così nel1916 e nel 1917; e l’ “inutile strage” proseguì, allora, anche al suono di solenni invettive.

Soltanto una cieca retorica di guerra, e di guerra totale (come quella chela NATO conduce concettualmente contro la Russia e può ammettere forse una tregua ma nessuna fine diversa dalla “sconfitta del nemico”) può ad esempio dipingere come “invito alla resa” qualunque suggerimento di rispettare finalmente gli accordi di Minsk che sia rivolto al governo di Kiev. Ma anche altro contribuisce ad allontanare ogni equilibrata composizione. Quanto a ulteriori deduzioni dal principio di autodeterminazione, che siano parte di una pace stabile, ciò che infatti risulta logicamente dalla posizione occidentale è semplicemente il principio che i referendum popolari su questa materia siano legittimi soltanto qualora diano vita a narco-staterelli e permettano, a chi vi abbia interesse, di allestire grandi basi militari sul loro territorio. Ciò può suonare polemico, ma non artificioso sulla base di semplici e constatabili fatti; e il caso della Crimea non sembra pensabile in modo coerente senza fare riferimento a ciò-.

La questione russa resterà aperta e drammatica fino a quando l’Unione Europea continuerà a lasciarsi trascinare dai suoi membri oggi apparentemente ripiombati nell’atavismo delle faide slaviche, e fino a quando continuerà a fingere che la Russia non sia parte dell’Europa, della sua storia e perciò della sua identità non meno di quanto lo sia a sua modo l’America (o, meglio, le Americhe). Parti molto ingombranti e molto pesanti, certo. Ma entrambe lo sono. Essendo comunque in grado non solo di equilibrarsi ma anche di integrarsi reciprocamente e con il centro. Soltanto il cupo e tirannico determinismo geopolitico mackinderiano, che vuole inconciliabili “isola mondiale” e “cuore della terra” (rovesciato e riecheggiato purtroppo, come tante altre cose, dal neo-nazionalismo che pure condiziona la presente politica russa) si oppone a questo.

Tali pensieri possono sembrare fin troppo sereni (astrattamente sereni) di fronte al boato degli esplosivi, alle grida dei colpiti, al dolore degli innocenti: cose di cui per altro la terra (anche quella ucraina) è piena da ben prima del 24 febbraio 2022. Ma tra i nostri doveri dell’ora c’è anche quello di persistere ostinatamente a pensare.



Categorie:Uncategorized

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