Una “crisi” per il Sistema

Perché l’apparentemente incomprensibile agitazione di Renzi è servita per ciò cui doveva servire, e perché rivela anticipatamente quanto è in gioco nella peste e per il dopo-peste.

La contorta e fumosa crisi che sta facendo vacillare il governo dell’Italia in queste prime settimane del 2021 può essere vista come manifestazione anticipata, e sospinta in evidenza, delle profonde e decisive poste in gioco entro il sistema sociale della Restaurazione sotto le sferzanti ondate della peste globale. Non casualmente, Il suo irrequieto e avventuroso protagonista è uno dei più tenaci e quasi fanatici promotori del miscuglio di ovvietà spacciate per nuove, e di sudditanze reali, che ha caratterizzato l’invasione e lo svuotamento dello spazio di partecipazione e di protagonismo organizzato già costituito dai grandi partiti popolari, e la sua trasformazione in una rete di consorterie (o, al massimo, in un codice di periodici e addomesticati riti elettorali) funzionale alla stabilizzazione di una mansuetudine più meno scossa da tempeste superficiali.

Sebbene al prezzo di un’instabilità più o meno lunga ed acuta nei prossimi mesi (fonte di sicuro indebolimento di ogni civile e silenzioso sforzo di contenimento e di guarigione dal flagello della peste, che continua frattanto a imperversare), le stravaganti mosse di Renzi avranno infine e comunque garantito, nel futuro più vicino, gli interessi di lungo termine del blocco sociale dominante, oltre i vacillamenti e le apparenti concessioni cui la peste lo ha inizialmente costretto. In effetti, la sua insistente sollecitazione ad entrare nella rete del recentemente peggiorato Meccanismo Europeo di Stabilità è stata la sola cosa comprensibile (e da comprendere, evidentemente) in tutta la sua agitazione. E, sempre nel futuro più vicino, appare altamente probabile che la manovra  avrà avuto successo, quali che saranno gli sviluppi immediati della crisi del governo di Roma.

Tra questi, il ricorso anticipato alle urne appare come il meno probabile. La maggior parte dei membri del Parlamento, eletti o piuttosto nominati secondo un sistema che ha svilito e deturpato questa istituzione quanto bastasse per guadagnare la complicità di un congruo numero di cittadini alla sua recente amputazione, ha bensì compiuto disciplinatamente tale operazione, ma frattanto appare intenzionata ad assicurarsi di essere ricompensata mediante l’intera fruizione dei vantaggi derivanti dalla propria nomina. Sostanzialmente, poi, i fautori di una blindatura ortodossa e conservatrice delle conseguenze economiche della peste sono numerosi e sparsi attraverso i due emicicli e attraverso l’intero spettro delle consorterie.

È con questo che l’opposizione antisistemica,democratica e costituzionale, dovrà  fare i conti. Già risuonano appelli di unità benintenzionata contro nemici pubblici non si sa bene di che cosa (essendo la democrazia in gran parte perduta e da ricostruire anche malgrado molti degli appellanti), ricalcati quasi fedelmente su quelli già predicati nel recente passato, adesso che qualche precedente pubblico nemico viene tranquillamente accreditato di doti di statista moderato, e perfino di possibile candidato quirinalizio. Si tratta invece di dare a se stessi e alla comunità popolare più seri e ben diversi appelli: contro la Restaurazione, per una lotta contro la peste che non arricchisca ulteriormente i ricchi e protegga tutti (a cominciare dai poveri in tutto il mondo),  per un dopo-peste che non sia peggiore dell’ante-peste, come minaccia di essere per effetto di catene contabili perfino più fitte e pesanti. Questo è certamente difficile, e sarà probabilmente avaro di successi vicini e visibili. Ma è la sola strada.

Raffaele D’Agata



Categorie:Uncategorized

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