Regime ed elezioni

La narrazione di un campo antisistemico diviso in “partitini”, di cui “Potere al popolo!”, sarebbe uno è adesso forse il principale equivoco da combattere, nella comunicazione, nel rapporto con altre forze organizzate, e in una certa misura, forse, anche al suo interno.

La maggioranza assoluta raggiunta dall’astensione, abbastanza uniformemente, nelle maggiori città italiane dove si è votato per i sindaci e i consigli comunali il 3 e il 4 0ttobre 2021, costituisce il risultato più significativo di queste elezioni. Il 51 per cento scarso di elettori votanti che si raggiunge calcolando anche il voto nei centri minori, dove le scelte degli elettori hanno meno spesso un senso politico generale e più spesso invece motivi contingenti, lo corregge in modo quasi insignificante.

Che cosa esprime, o meglio quante cose diverse nasconde, ed esprimerebbe se scegliesse invece di pronunciarsi in qualche modo, questa maggioranza del paese? La tecnica dei sondaggi ci dirà alcune cose, anche diverse e mutevoli, ma a loro modo precise. Chi intanto comunque cerchi, con ogni prudenza, di ragionare come può, ha comunque davanti agli occhi che questo fenomeno accade contemporaneamente a un vertiginoso dissolvimento del senso e della rilevanza della politica (che si misura facilmente mettendo a confronto i discorsi parlamentari e i dibattiti televisivi del secolo scorso con quelli di oggi, caratterizzati da una forte prevedibilità di messaggi banali, e ultimamente anche dalla loro incostanza e dalla loro scarsa rilevanza pratica). Il ritmo di questo dissolvimento si è fatto appunto vertiginoso nel corso dell’ultimo decennio, iniziato con il semi-colpo di Stato Napolitano-Monti e con l’avvento al governo di uno degli ispiratori di quel colpo di Stato dell’alta finanza globale, ossia di Mario Draghi. Qualunque cosa ulteriormente emerga o sia precisata da sondaggi accurati e scientifici, la constatazione di una relazione inesistente tra quanto venga immesso nell’urna e quanto possa accadere poi nella distribuzione e nell’esercizio di un potere che costituzionalmente dovrebbe consistere in una delega controllata di sovranità, e non lo è più di fatto, può difficilmente essere esclusa tra i motivi profondi del trionfo dell’astensione, e non certamente dal novero dei più importanti.

Non meno difficile è ogni tentativo di intuire e comprendere il nucleo essenziale e più significativo  delle pur diverse motivazioni delle persone che scelgono invece di recarsi ai seggi. C’è innanzitutto da interrogarsi sul grado d’introiezione (può essere davvero tanto elevato?) della narrazione quotidianamente proposta o imposta dalla preponderante e determinante concentrazione di mezzi di comunicazione e di informazione che permea lo spazio pubblico. Altri motivi possono essere connessi con il grado di rilevanza di preoccupazioni in tema di futuri possibili cambiamenti fiscali o di ciò che possa toccare comunque abitudini e sicurezze di più o meno lungo termine essenzialmente proprie, naturalmente, di quanti abbiano da perdere. Quanti invece avrebbero soltanto da guadagnare, e soprattutto non hanno, sembrano prevalentemente da ascrivere alla maggioranza dei non votanti (essendo sempre da chiedersi quanto e per quanti il reddito di cittadinanza, così come è oggi, sia percepito effettivamente come qualcosa che valga la pena di difendere). In questa, forse,rientrano però anche alcuni di coloro che da perdere hanno molto e anche moltissimo, ma sono sicuri di non rischiarlo in ogni caso all’interno di questo regime fatto innanzitutto per loro.

Anche con tutta la prudenza suggerita dall’attesa di diagnosi più esatte che siano proposte dagli analisti dei flussi, è quasi d’obbligo mettere in relazione la vertiginosa crescita dell’esercito dell’astensione anche e specialmente con l’altrettanto vertiginoso allargamento della voragine aperta nello spazio pubblico là dove fino a soli tre anni fa stava la trionfante maggioranza relativa del movimento grillino, cioè del virulento accesso febbrile di reazione del paese all’esproprio di sovranità emerso brutalmente (dopo strisciante e malamente contrastata preparazione) con l’operazione Napolitano-Monti. In quell’accesso febbrile c’era di tutto e anche molto di sano o almeno potenzialmente sano (come in ogni febbre), insieme però con non poche tossine, distruttive e anche (come constatiamo) autodistruttive.

Ogni tentativo di colmare tale voragine questa volta in modo sano ha quasi tutto contro. E, per prima cosa, ha contro una comprensibile stanchezza degli animi di chi abbia più o meno lunga memoria (e sappia o voglia ricordare) e di chi abbia memoria breve e confusa da potenti ondate di stordimento, e speranza forse lunga ma non per questo ricca né euforica.

Un segnale positivo si può ottenere sommando i voti conquistati da candidati sindaci sostenuti da forze di decisa e coerente opposizione antisistemica in tre importanti città come Napoli, Torino, e Bologna: un campione di quasi tre milioni di elettori che, se riprodotto a livello nazionale, significherebbe l’emersione di un tale campo oltre la soglia del tre per cento. A Bologna, la forza più dinamica e ricca di prospettive che vi si muove e lo sa spesso animare, cioè “Potere al popolo!”, raggiunge da sola la stessa percentuale che nel 2018 vi aveva raggiunto in quella città quando le sue liste erano composte e sostenute anche da ciò che erano stati partiti ed erano ormai diventati partitini i quali si erano in precedenza distinti (con una certa incoerenza, e più male che bene) dal regime in formazione, avendo scelto poi di ritornare a sopravvivere di sopravvivenza propria. A Torino, un risultato simile è stato possibile grazie all’intelligente scelta, che alcuni di quei piccoli partiti vi hanno fatto, di ritornare a convergere con “Potere al popolo!” intorno alla figura di un serio e rigoroso intellettuale, allievo di Norberto Bobbio. A Napoli, soprattutto, l’opposizione antisistemica è stata capace di emergere a una percentuale di consenso collocata tra il cinque e il sei per cento che permette in qualche modo di contare in una assemblea rappresentativa malgrado le sconcertanti forme di manipolazione anche diretta e pressante dell’elettorato che vi sono state riscontrate e la persistenza di proposte divisive, ma grazie alla capacità, da parte del gruppo di giovani da cui soprattutto l’esperienza di “Potere al popolo!” è scaturita meno di quattro anni fa, di comprendere e unire le ragioni e le specifiche possibilità di molteplici e quotidiane esperienze di impegno politico esplicitamente o potenzialmente antisistemico aggirando e superando verso l’alto e da un punto di vista superiore ogni tendenza o rischio di apriorismo. Né a Roma né a Milano è stato possibile altrettanto per cause complesse un cui approfondimento si presenta necessario al fine di estendere a livello nazionale la tendenza positiva che si è manifestata nelle tre altre maggiori città (compresa Bologna, dove la candidatura isolata di Marta Collot sotto la sola insegna di “Potere al popolo!” non sembra essere nata come aprioristicamente tale).

La narrazione di un campo antisistemico diviso in “partitini”, di cui “Potere al popolo!”, sarebbe uno è forse il principale equivoco da combattere, nella comunicazione, nel rapporto con altre forze organizzate, e in una certa misura, forse, anche al suo interno. La novità di “Potere al popolo” è stata fin dall’inizio nel non essere né un “altro” partito (o “partitino”) accanto ad altri, né una (ennesima) sommatoria di tali cose più se stesso. È originariamente un altro modo di essere della politica antisistemica, tanto in termini di coerenza quanto in termini di pratiche di radicamento nel tessuto sociale, di costruzione della proposta politica innanzitutto attraverso queste pratiche, e di effettivo superamento (non semplice annullamento, ma al contrario valorizzazione) di precedenti esperienze politiche entro questo più ampio terreno di crescita e verso questo più largo orizzonte. Chi non seppe e non volle comprendere ciò tre anni fa può sempre riflettere di nuovo su questo, in una riflessione che certamente, come si è accennato, riguarda tutti.

Raffaele D’Agata



Categorie:Uncategorized

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